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Scritta un’altra pagina di verità

Mesi fa dissi che non mi sarei arreso.
Ho mantenuto la promessa e oggi torno a scrivere sul mio blog per raccontare una notizia che scrive un’altra pagina di verità. Per la terza volta, un Giudice Amministrativo ha cassato la mia estromissione dal mondo arbitrale decisa unilateralmente un anno fa. Un provvedimento contro il quale inaugurai questo blog con un interrogativo: “Perché”.
Ebbene la risposta è arrivata. Basta leggere l’ordinanza (N.03891/2009 Reg. Ord. Sosp.) emessa dalla III sezione ter del Tar Lazio (presidente Italo Riggio, relatore Giulia Ferrari) per trovare qualche risposta. Anzi, a dire il vero, più di una risposta.
Ma è la realtà. E così i Giudici Amministrativi hanno giudicato doppiamente illegittimo (nonché illogico) il provvedimento emesso nei miei confronti, ordinandone la sospensione.
Ricordo che il 4 luglio del 2008 l’AIA decise la mia estromissione per motivi tecnici. Inizialmente senza neppure una proposta dell’Organo Tecnico. Successivamente dopo il pronunciamento del Tar e del Consiglio di Stato è arrivato il tanto… atteso parere del Designatore, cioè l’Organo Tecnico. Ebbene, il succo di quel provvedimento/proposta era che, non avendo io arbitrato per un anno (a causa di una sospensione cautelativa emessa dalla stessa Associazione Italiana Arbitri, perché colpito da un avviso di conclusione indagini da parte della Procura di Napoli che immediatamente dopo ha, al contrario di altri miei colleghi, prima stralciato e poi definitivamente archiviato la mia posizione), non ero più in grado di arbitrare. Fine delle trasmissioni.
Adesso, dopo che la Camera di conciliazione del Coni ha rimesso nuovamente tutto nelle mani del Tar, sono gli stessi giudici a demolire – questa volta sì tecnicamente – quel provvedimento.
Dicevo (anzi dicono, i giudici) che l’illegittimità deriva dal fatto che non è possibile ritenere un arbitro non più “idoneo” per il sol fatto di essere stato fermo per un anno. Non solo, dice il Tar, perché la norma sull’avvicendamento prevede una valutazione sul rendimento degli anni precedenti (sempre nei primissimi posti in graduatoria), ma anche perché detto organo (cioè il disegnatore) “arbitrariamente trascura i limiti che alle sue valutazioni – si legge nell’ordinanza del Tar – derivano dalla normativa sovra ordinata e comunque adotta, SENZA AVERNE IL POTERE, un criterio selettivo palesemente illogico…”.
A fronte di questo nuovo provvedimento del Giudice Amministrativo che, sospende la mia estromissione dal campo di gioco, e ribadisce ulteriormente l’illegittimità di un provvedimento palesemente a me ostile, oggi stesso comunicherò agli Organi sportivi competenti la mia immediata disponibilità a tornare, dopo la prevista fase di preparazione, in campo con la dignità e la correttezza che mai, comunque, nessuno ha messo in discussione. Sono fiducioso che il nuovo corso che sta vivendo l’Associazione Italiana Arbitri e la FIGC non consentirà che nuovi provvedimenti illegittimi si susseguano per giustificare una estromissione, che per usare il temine contenuto nell’odierna ordinanza, risulta ILLOGICA.
Ah, un’ultima cosa. Qualcuno ha detto che “Paparesta ormai fa altro”, con ciò alludendo al mio ruolo di assessore al Sud, al Marketing Territoriale, al Piano Strategico e ai Rapporti Internazionali, nella Giunta del Comune di Bari.
Un ruolo che assolvo con entusiasmo, perché sono al servizio della mia città. Di quella città in cui l’unico sistema è quello della trasparenza, lo stesso che sono certo caratterizzerà il nuovo corso dell’AIA.
Tornerò ad arbitrare? Lo sto chiedendo alla nuova Associazione Italiana Arbitri, alla FIGC ed al CONI, cui spetta il compito di vigilare.
Aspetto fiducioso!!!
Gianluca
Il vetro opaco del… Palazzo

Era ora. Dopo un lungo torpore, qualcuno si è risvegliato. Chi pensava che qualche organo di stampa non fosse stato poi così attento al moto di opinione di questi giorni, si sbagliava.
Non importa come abbia deciso di “rialzarsi” rispettando il tradizionale rituale del contenuto come al solito… filo istituzionale. Non importa il senso di quello che ha scritto (o meglio non ha scritto). Quel che importa è che i vetri del palazzo siano stati spolverati sia pure per poco tempo perchè sono subito ritornati coperti dal velo scuro di sempre.
E’ curioso che taluni (?) giornalisti ritengano ormai desuete alcune intercettazioni del caso Calciopoli preoccupandosi di difendere quello che milioni di persone hanno ascoltato in questi giorni – attraverso trasmissioni “non di parte” – provando grande indignazione. Ne sono una testimonianza indiscutibile gli oltre 5mila messaggi arrivati in poche ore sul mio profilo di Facebook: quel popolo di utenti del mondo sportivo che desiderano ascoltare o leggere notizie, non sermoni per pochi “amici” (spero non “suggeriti”).
Chi si è prodigato oggi nello scrivere cose ormai da lui stesso ritenute “superate” (e che mi ha corteggiato per avere una intervista esclusiva mai concessa, meno male), probabilmente ha dimenticato di dire che tra quelle intercettazioni vecchie, ce n’era una che nessuno ha mai letto o ascoltato e che – nonostante fosse inedita – è stata puntualmente taciuta da chi oggi pensa di sedere sul trono della… trasparenza.
Probabilmente non scopriamo l’acqua calda: la parola d’ordine, in queste circostanze, è non disturbare il manovratore. Soprattutto se il manovratore è qualcuno che ambisce a incarichi autorevoli nel mondo del calcio con il quale, probabilmente, si intende mantenere buoni rapporti. Chissà perchè.
Un’ultima cosa. Tra le telefonate “inedite” ce n’è una in cui viene definito “un cog…..” lo stesso autore dell’articolo… e che, però, oggi pare esclusivamente preoccupato di difendere il solito sistema. Ma questa è solo una coincidenza.
Gianluca
Sì al fischietto… No al bavaglio…

In queste ore fa discutere la circolare emessa dal presidente AIA, Nicchi, sul divieto agli arbitri di fare dichiarazioni anche a mezzo e-mail o propri siti internet, di partecipare a gruppi di discussione (Facebook) mailing list, forum, blog o simili.
Bene fa il presidente a ricordare quella che è una regola già esistente – art. 40 comma 4, lettera d) Regolamento AIA -, di cui tutti quanti siamo a conoscenza, ma che riguarda esclusivamente “gare dirette o incarichi espletati”.
Nè è pensabile che tale circolare, diffusa – ma sarà solo una coincidenza – a poche settimane dalla pubblicazione on line del mio blog e del mio profilo su Facebook (circa 3mila amici, tra cui tanti giovani arbitri), rappresenti una privazione di una libertà costituzionalmente protetta.
Non sta a me ricordare infatti le regole dettate dall’art. 21 della Costituzione che, da 61 anni a questa parte è l’essenza della nostra democrazia, e che comunque per ogni buon conto riporto: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.”
Su Internet, ormai spopolano siti e profili facebook di magistrati, avvocati, giornalisti, professionisti, sportivi, studenti, casalinghe, gente comune : a chi potrebbe nuocere un arbitro o, nel mio caso, pseudo tale?
Per tali ragioni, credo che soprattutto gli arbitri più giovani (che ogni giorni mi scrivono) possano stare tranquilli.
Attenendosi alle regole, vi dico: non temete di esercitare quel diritto previsto dalla nostra Costituzione, dunque non rinunciate alla vostra libertà e alla vostra dignità.
Gianluca
Un grazie agli amici di “Facebook”: andiamo avanti

In poche settimane siete diventati tanti. Il “contatore” degli amici ha ormai superato quota 2mila e 500.
Ragazzi, vi debbo dire che è davvero emozionante vedere tanta gente che ti è vicino e ti manifesta tutta la sua solidarietà.
Permettetemi di ringraziare anche quei “temerari” che attraverso il mondo di FB si sono fatti promotori di una petizione virtuale per farmi tornare in campo ad arbitrare. Mi riferisco al gruppo “A.A.A. PAPARESTA TORNI AD ARBITRARE IN SERIE A” guidato da Miki Armenise che ho avuto il piacere di conoscere dopo questa sua iniziativa sul web e che ancora oggi ringrazio.
Tornare in campo era e resta il mio sogno. E credo che, purtroppo, tale resterà anche se ancora oggi nessuno ha risposto alla mia domanda “Perchè?”. Ma vi garantisco che, proprio facendo tesoro delle vostre “spinte”, non mi arrenderò. Anzi, vi comunico che in queste ore ho notificato un nuovo ricorso al Tribunale Nazionale di Arbitrato per lo Sport del Coni per cercare di alzare un velo di verità sulla mia vicenda.
Io proseguirò la mia battaglia grazie a un gruppo – stavolta più ristretto – di amici che non mi mollano un minuto e con i quali condivido molte ore della mia giornata. Sono persone come voi che mi spingono ogni momento ad andare avanti e, soprattutto, a darmi quella carica e quell’orgoglio che mi ha sempre permesso di camminare a testa alta.
Per questo, la mia guerra di principio andrà avanti fino a quando qualcuno non avrà il coraggio di dirmi chiaramente “Non ti vogliamo perchè…”. Senza ricorrere a stratagemmi. In fondo è solo questo quello che chiedo. E fino a quel momento, vi garantisco, non mi arrenderò.
Per tale ragione, vi ringrazio tutti e vi prego di scusarmi se non rispondo ai numerosi e affettuosi vostri messaggi che, comunque, leggo con attenzione. E conservo nell’hard disk più grande che ha ogni essere umano: il proprio cuore.
Un abbraccio a tutti.
Gianluca
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